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Si ritiene che gli archi usati in Italia tra i secoli XIII e XV fossero essenzialmente di tipo semplice, cioè archi in legno e la Compagnia Arcieri dell’Oca ha scelto di tornare alle origini del tiro con l'arco, utilizzando questo tipo di Archi Storici medioevali ricavati da un’unica doga di legno, solitamente tasso, stagionata e lavorata secondo le tecniche degli antichi mastri arcai.
Per essere utile alla fabbricazione di archi da tiro, il legno doveva riassumere una serie di caratteristiche meccaniche ideali che consentivano all'attrezzo di immagazzinare energia e restituirla con efficacia sulla freccia, un'altra caratteristica essenziale era quella dell'affidabilità, ovvero della durata nel tempo delle prestazioni e dell'integrità dell'arma e quando il materiale era uno solo, come negli archi semplici in legno, questo doveva tollerare nel contempo forze talmente grandi che rischiavano di comprometterne l’utilizzo, ma millenni di sperimentazioni precedenti al periodo esaminato avevano portato gli artigiani europei a selezionare i materiali più idonei tra quelli disponibili in relazione alle tecniche e agli usi per cui l'attrezzo veniva costruito. Dalla lavorazione di questi legni ne usciva un arco molto semplice, comunemente chiamato “longbow” (arco lungo), originariamente sviluppato dai Normanni nell'undicesimo secolo per poi prendere piede in Europa, memorabili sono state le vittorie riportate grazie al suo utilizzo degli arcieri inglesi sull'esercito francese come nella battaglia di Agincourt (25-10-1415) dove 5000 arcieri inglesi ebbero la meglio su un esercito di 25.000 uomini d'arme francesi.
Questi archi sono formidabili quando usate da arcieri altamente addestrati ma sono anche armi assai sensibili a tutte quelle che sono le variazioni climatiche dove la differenza tra il caldo e il freddo porta a modificare le caratteristiche di precisione e di potenza dell’arco stesso e dove l’esperienza dell’arciere, la conoscenza della risposta del proprio arco alle diverse temperature e condizioni atmosferiche sono tutto per un tiro corretto.
Le sue frecce, di legno di frassino o di betulla con punte d’acciaio di varia foggia, erano mortali a distanze di 150 - 200 metri e quando venivano scagliate a "pioggia" da addestratissimi reparti, seminavano morte e scompiglio nelle fila dell’esercito nemico. Si pensi che in una sola battaglia, potevano essere scagliate qualcosa come 300 - 350 mila frecce.
La lunghezza dell’arco non era standard, ma variava da pezzo a pezzo ed era pari generalmente, all’apertura delle braccia di un uomo che, per un uomo alto, corrisponde circa alla sua altezza.
La potenza era generalmente di 100 - 120 libbre (circa 45 - 55 Kg) più che sufficienti a forare anche le più dure corazze del 14° - 16° secolo. Il segreto di ogni buon arciere consisteva nella costante pratica con quest’arma, da ricordare che nella migliore delle ipotesi un tiro sbagliato significava nella migliore delle ipotesi "fame", nella peggiore l’arciere non avrebbe avuto modo di pentirsene! L'insegnamento iniziava già dall'infanzia e i giovani arcieri incrementavano progressivamente la precisione di pari passo alla potenza dell’arco. D’altro canto, un abile arciere con il suo longbow era in grado con buona probabilità di trafiggere con una freccia un cervo al galoppo alla distanza di 60 metri e, se sbagliava il bersaglio, scoccare un'altra freccia contro la preda prima che fosse fuori tiro. Questo vantaggio nella rapidità di mira e tiro poteva essere utilizzata dall'arciere armato di longbow per la distruzione del singolo nemico a una distanza moderata, dai 70 ai 100 metri dall'arciere, o a una distanza maggiore nel caso di gruppi a cavallo o a piedi.
E' un arco che è stato utilizzato sia a caccia che in guerra fino all'avvento dell'arma da fuoco nel sedicesimo secolo, ma il divertimento e le sfide garantirono che il suo utilizzo continuasse come sport.
All’utilizzo di questo tipo di arco la Compagnia Arcieri dell’Oca affianca anche quello degli Archi Tradizionali, simili nella forma agli archi storici, ma indubbiamente più performanti, ricavati dall’unione di vari tipi di legno come l’olmo, il tasso, il frassino, dove tutte queste lamine, accoppiate tra di loro danno all’arco diverse caratteristiche di elasticità, resistenza, potenza e che, grazie anche all’utilizzo di sottili lamine di fibra sintetica trasparente donano all’arco maggiore velocità e potenza rispetto all’arco storico e soprattutto questo non modificherà le proprie caratteristiche dinamiche e di resa durante un utilizzo prolungato. |
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Particolare di un arco storico in legno di Tasso
L’arco è costituito da un unico pezzo di legno, l’impugnatura è priva di qualsiasi appoggio per la freccia, questa durante il tiro viene appoggiata sulla mano che regge l’arco. |
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Impugnatura di archi tradizionali
La differenza con l’arco storico è ben evidente, nel particolare si notano le lamine di legno accostate e la “finestra” dove verrà appoggiata la freccia durante il tiro, il fatto che la freccia non appoggerà direttamente sulla mano come nell’arco storico darà al tiro maggior precisione. |
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Puntali dell’arco storico
I puntali in questo caso sono in corno di cervo, ma possono essere anche direttamente intagliati nell’arco. La corda viene realizzata esclusivamente con materiali naturali quali canapa, seta o lino. |
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Puntali dell’arco tradizionale
Sono in materiale sintetico, a volte in osso al fine di poter resistere alle sollecitazione impresse dai moderni filati utilizzati per costruire le corde quali il dacron o il fast flight i quali imprimono alla freccia maggiore velocità rispetto ai filati antichi. |
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